Gestalt Therapy hcc Kairos

giovedì 29 settembre 2016

Inconscio e blocco…

Alcune conseguenze: 1) nell’interpretazione gestaltica quel che la psicoanalisi chiama inconscio (nel senso di inconscio rimosso) non è altro che il frutto ormai inconsapevole di un blocco relazionale trasformato in blocco intrapsichico, un controllo deliberato nato nella relazione e assimilato dal corpo/sfondo come abitudine inconsapevole, la cui energia di desiderio rimane viva però a depotenziare e a turbare ogni esperienza successiva. L’arcaicità del blocco stabilisce la natura del disturbo, come debolezza della figura o come crisi dello sfondo stesso dell’esperienza (come abbiamo già detto, l’inconscio non rimosso, ovvero gli schemi e le forme dell’esperienza infantile pre-edipica, debbono considerarsi, alla stessa stregua, non come vissuti sepolti e inaccessibili, ma come apprendimenti originari disponibili alla memoria corporea quali potenzialità decisive della vita adulta); 2) in questo senso, alla frattura psicoanalitica fra conscio e inconscio si sostituisce una continuità dell’esperienza soggettiva affidata al corpo e tutta giocata sul rapporto fra consapevole e inconsapevole […]  


Antonio Sichera, Dalla frattura freudiana alla continuità gestaltica: lo scarto epistemologico di Gestalt Therapy, in G.Salonia e A. Sichera, Edipo dopo Freud, GTK Books 1 - Rivista di psicoterapia, pag. 55




mercoledì 28 settembre 2016

Il vedere dell’invidioso nasce dal suo cuore…

È questo dialogo intrapersonale il segno che dal bisogno si è passati al desiderio e che si è capaci di scelta matura (funzione-Io del Sé) perché si è consapevoli e in contatto con la funzione-Es (cosa sento e cosa voglio a livello di sensi e di emozioni) e con la funzione-Personalità (chi sono io, l’identità assimilata).
Tre funzioni che diventano tre modi di essere e, quindi, di vedere il mondo. In modo ameno potremmo dire, secondo l’esempio, che esistono tre dolci: quello da mangiare subito (funzione-Es), quello da non man­giare perché fa male (funzione-Personalità), quello ‘inventato’ dalla funzione-Io, che trova un modo di integrare ogni bisogno nella propria identità. L’esperienza insegna che cambiando i vissuti cor­porei e relazionali cambia anche la percezione delle cose: la Gestalt Therapy, confermando che il mondo lo si vede sempre con il cuore, ha precisato che lo sguardo sul mondo viene dal corpo vissuto, ossia un corpo fatto di emozioni, di storia, di crescita. Se il vedere dell’invidioso nasce dal suo cuore e non è un riflesso automatico (vedo uno più fortunato e – automaticamente – lo invidio), allora, contrariamen­te alle conclusioni depressive di Freud e della Klein che connotano l’invidia come incurabile, esistono dei percorsi che trasformano l’energia dell’invidia in crescita personale.


Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice - Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, pagg. 65-66




martedì 27 settembre 2016

Il nostro nemico può essere anche la nostra salvezza…

Nella medesima cornice ermeneutica devono collocarsi poi sia il martellamento del past tense nella narrazione di Barrie, che sembra rimandare, in una percezione gestaltica del testo, a un senso del remoto, del finito, del già trascorso e dell’irrecuperabile; come anche il lancinante affondo della chiusa, in cui il narratore, con beffarda, rassegnata aggressività, ricorda al lettore che sia Nana quanto Mrs. Darling, nel momento in cui si svolgono i fatti conclusivi del romanzo, sono da lungo tempo morte e dimenticate. Quasi a dire che il risvolto ultimativo di una spasmodica lotta per il “now” altro non può essere che un deperimento esiziale della memoria relazionale e una resa incondizionata e tristissima al flusso inteso quale cancellazione e distruzione di tutto. In questo senso, la sveglia che col suo battito separa Uncino dalle fauci del coccodrillo potrebbe tra l’altro interpretarsi, figuralmente, quale sotterraneo memento a tutti i lettori che il nostro nemico può essere anche la nostra salvezza. Questo, certo, Uncino non può capirlo.


Antonio Sichera, Le venti parole di Peter Pan, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita. Cittadella Editrice - 1° Edizione Dicembre 2015, pp. 51-52



lunedì 26 settembre 2016

La relazione terapeutica respiro dopo respiro…

Il reciproco ma differenziato coinvolgimento (si parla di co-costruzione della relazione terapeutica) accade dentro un contesto relazionale che rimane sempre e comunque asimmetrico, per cui rimane responsabile (della relazione!) il terapeuta (rientra nella funzione-Personalità del Sé del terapeuta). Questa asimmetria da parte del terapeuta comporterà un rispetto profondo dei vissuti e dei significati del paziente, nella consapevolezza che la valutazione organismica è la sorgente della spontaneità creativa e relazionale del soggetto. Nella relazione terapeutica gestaltica si è particolarmente attenti al ritmo musicale dell’incontro che man mano accade e che si inscrive – respiro dopo respiro – nell’intercorporeità tra terapeuta e paziente. Il terapeuta sente dentro le parole del paziente la presenza o assenza del corpo, così come il paziente è toccato soltanto se le parole del terapeuta provengono dal corpo del terapeuta e risuonano nel suo corpo. Il malessere psichico, lo sappiamo, è (stato) determinato, più che dalle parole dell’Altro, dalle risonanze corporee negative che le hanno accompagnate anche se malcelate – direbbe M. Luzi – dal e nel verbale.

Giovanni Salonia L’improvviso, inesplicabile sparire dell’Altro. Depressione, Gestalt Therapy e postmodernità, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 189-190





sabato 24 settembre 2016

THE MOON IS MADE OF CHEESE. Gestalt Therapists Translate Borderline Language by Giovanni Salonia (Ed.): pubblicato Gtk books 3!

THE MOON IS MADE OF CHEESE. 
Gestalt Therapists Translate Borderline Language by Giovanni Salonia (Ed.)

Il nuovo Gtk books 3!