Gestalt Therapy hcc Kairos

lunedì 24 aprile 2017

Possono avere solo un’emozione alla volta…

L’instabilità e l’ambivalenza dei comportamenti che frequentemente sono presenti nella modalità relazionale borderline hanno una logica interna: placare il senso di confusione nell’avere insieme due esperienze opposte. Il paziente con BPD non tollera vissuti opposti, non li può conciliare: «Se tu mi ami tanto perché ti arrabbi?».
L’impossibilità di decodificare messaggi per lui non chiari lo induce a operare uno split che si manifesta attraverso una forma di pensiero e comportamento dicotomico: o tutto o nulla, o buono o cattivo, o idealizzato o svalutato. Provare nello stesso momento e nei confronti delle stesse persone o delle stesse situazioni emozioni o sentimenti opposti richiama l’imbroglio relazionale. I soggetti con BL possono avere solo un’emozione alla volta, altrimenti si sentono impazzire, non tollerano gli errori: un comportamento sbagliato della persona che idealizzano «de-struttura il loro mondo».


Gabriella Gionfriddo, La trama relazionale borderline. Traduzione gestaltica dei criteri diagnostici del DSM -5 (Modello ‘Alternativo’), in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 71



venerdì 21 aprile 2017

Too early…

 Secondo I. From, in altre parole, il narcisismo in GT viene ricondotto ad una precisa interruzione di contatto che è la retroflessione. L’organismo – spinto da una precisa intenzionalità – è pienamente coinvolto in termini di orientamento e di manipolazione nell’interazione con l’Ambiente, nel momento in cui dovrebbe consegnarsi al ‘contatto finale’ (finalmente!) viene bloccato dall’angoscia: l’energia attivata, invece di essere investita sull’Ambiente, viene rivolta verso se stessi. Tale interruzione provoca un senso di fallimento e di rabbia. Manca il gesto ultimo che avrebbe permesso la pienezza dell’esperienza. Chi oggi mostra questo tipo di sofferenza narcisista ha avuto una madre confluente, che lo ha abbandonato, che lo ha lasciato too early: è questo il classico narcisista retroflessivo. Ma esistono secondo From anche altri due tipi di narcisista: quello che non ha mai avuto una madre confluente (i narcisisti con questo tipo di storia sono molto difficili, perchè hanno dovuto imparare da piccoli come non avere bisogno della confluenza) e quello che ha avuto una madre che è stata confluente troppo a lungo e lo ha lasciato too late. Oltre al narcisista retro flessivo (too early), si configura anche, dunque, un narcisista autistico (mancanza di esperienza della confluenza primaria) ed uno confluente (too late).


Giovanni Salonia, Pensieri su Gestalt Therapy e vissuti narcisistici, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 163-164



mercoledì 19 aprile 2017

...Perché l’assistere autentico vuol dire essere svegli.


Stare accanto a chi è provato e dolente non significa stargli addosso o credere follemente di potersi sostituire a lui. La cura autentica di chi è immerso nel dolore è l’essere accanto, l’assistere rispettoso, il sedere silenzioso, che non toglie all’altro il rischio personalissimo della sua vita ma lo accompagna con affetto. Se l’altro c’è e assiste partecipe, chi soffre va da solo ma sente la presenza. Va da solo ma in verità va insieme. Per questo, il luogo giusto della compagnia è sempre il luogo contiguo, il ‘qui’ (gr. autou) che non invade il ‘là’ (gr. ekei). Nessuna pretesa di invasione, nessuna parola di consolazione, ma il sapere di essere uniti in una distinzione che non si può elidere e che è il fondamento stesso della relazione. L’altro è infatti, alla lettera, il ‘prossimo’, colui che ci è vicino nel suo luogo, l’adiacente. Ne abbiamo spesso, è vero, una rappresentazione deformata, distorta. Lo pensiamo come il soggetto di un bisogno da colmare, l’oggetto di una attenzione pur magari amorevole, il sofferente che ci si offre come opportunità di azione. Ma prossimo vuol dire in verità il vicino non coincidente, l’altro sempre confinante. Solo dove siamo e ci riconosciamo diversi possiamo entrare in contatto, solo lì si può dare vero rapporto. Accettare la differenza, accoglierla e farla vivere è il compito più alto e complicato delle relazioni affettive. Il luogo contiguo significa infatti uno spazio mediano tra l’invasione che soffoca e la distanza che distrugge, tra la passione epidermica che stringe e il rifiuto istintivo che uccide. È questo lo spazio di cui oggi più che mai siamo in cerca, in un tempo di grandi attaccamenti e di enorme violenza, [un tempo] bisognoso di silenzio, di ascolto, di parola che ospita e contiene.

...Perché l’assistere autentico vuol dire essere svegli. L’altro che soffre ci chiede prontezza, non azione spasmodica o anticipazione ansiosa, ma attesa acuta e vigile.
Antonio Sichera, Getsemani, 2017




lunedì 17 aprile 2017

Bonum quia bonum aut bonum quia iussum? (bene perché bene o bene perché comandato?)

 Ritorna l’antica saggezza medievale: bonum quia bonum aut bonum quia iussum? (bene perché bene o bene perché comandato?). E’ necessario un cammino di ascolto del proprio cuore per ritrovare in esso quell’anelito al bene che anche le regole esterne richiedono. Per un terapeuta questo significa avere scoperto/acquisito che la vera istanza regolativa non proviene da un Super-Io, da freni inibitori o da codici, ma dall’essere dentro una relazione e dal viverne con pienezza le regole che la definiscono. Non si tratta di apprendere regole, ma di apprendere una forma vitae, direbbe Giorgio Agamben, che ha studiato con acume la grande differenza nel francescanesimo tra regula e forma vitae. Il poeta non è prigioniero delle regole semantiche e grammaticali, ma se vuole comunicare non può abolire la grammatica: deve re-inventarla e ridisegnarla. Si tratta – come usa dire la Gestalt Therapy – di creare un “adattamento creativo” che è al di là della creatività autoreferenziale (che nega l’altro) e dell’adattamento passivo (che zittisce la propria soggettività).

Giovanni Salonia, La saggezza dell’onestà, in Messaggero Cappuccino, n. 5 Maggio 2013





domenica 16 aprile 2017

Buona Pasqua 2017!



Cari auguri di Buona Pasqua da tutta la Gtk Community!